Bokeh

di Fabyd
venerdì, 20 novembre 2009

La parola “piangere”

Un giorno tutti saremo felici.
Le lacrime, chi le ricorderà?
I bimbi scoveranno
nei vecchi libri
la parola “piangere”
e alla maestra in coro chiederanno:
”Signora, che vuol dire?
Non si riesce a capire”.
Sarà la maestra,
una bianca vecchia
con gli occhiali d’oro,
e dirà loro:
Così e così.
I bimbi lì per lì
non capiranno.
A casa, ci scommetto,
con una cipolla a fette
proveranno e riproveranno
a piangere per dispetto
e ci faranno un sacco di risate...
E un giorno tutti in fila,
andranno a visitare
il Museo delle lacrime:
io li vedo, leggeri e felici,
i fiori che ritrovano le radici.
Il Museo non sarà tanto triste:
non bisogna spaventare i bambini.
E poi, le lacrime di ieri
non faranno più male:
è diventato dolce il loro sale.
...E la vecchia maestra narrerà:
”Le lacrime di una mamma senza pane...
le lacrime di un vecchio senza fuoco...
le lacrime di un operaio senza lavoro...
le lacrime di un negro frustato
perché aveva la pelle scura...”
”E lui non disse nulla?”
”Ebbe paura?”
”Pianse una sola volta ma giurò:
una seconda volta
non piangerò”.
I bimbi di domani
rivedranno le lacrime
dei bimbi di ieri:
del bimbo scalzo,
del bimbo affamato,
del bimbo indifeso,
del bimbo offeso, colpito, umiliato...
Infine la maestra narrerà:
”Un giorno queste lacrime
diventarono un fiume travolgente,
lavarono la terra
da continente a continente,
si abbatterono come una cascata:
così, così la gioia fu conquistata”. 

(di Gianni Rodari)

:-)

postato da: masuria alle ore novembre 20, 2009 00:23 | link | commenti | commenti
categorie: bambini
lunedì, 09 novembre 2009

1989 - 2009 Berlino, vent'anni dopo

Berlino Ovest era una prigione dorata
Una gita fuori porta non era pensabile. Occorreva attraversare la desolata Germania Est, senza mai fermarsi per chilometri e chilometri, prima di raggiungere una città in cui entrare senza il visto.  ‘Che voglia di un limone’ mi disse Anna una volta. Segno che i patimenti non erano solo nell’Est. Vivere a Berlino Ovest era difficile, e per non svuotare la città erano state inventate nuove leggi. I Turchi arrivarono a frotte. A Berlino non si pagavano tasse e i giovani non facevano il servizio di leva. Queste alcune chicche che ricordo.
Era una città efficiente per chi ne aveva bisogno di giorno, efficiente per chi ne aveva voglia di notte. Non c’era la periferia degradata, ogni angolo della città era ben tenuto, confortevole. Non ricordo di aver mai più visto una città senza zone off-limits. Berlino era  zona off-limits.

Non c’erano turisti perché a Berlino c’era ben poco da vedere. Il Museo del Die Brücke (chi conosce questa corrente pittorica?), l’archivio della Bauhaus (una noiosa fila di pannelli scritti solo in tedesco), le rovine della Gedächtniskirche (doloroso ricordo della guerra). E poi c’era il Muro. 106 km di museo vivente a cielo aperto. Che non serviva l’indirizzo per sapere dov’era perché prima o poi ci sbattevi contro. E c’era il Check Point Charlie. L’ho visto in una giornata di pioggia. Mi è rimasta, come ricordo, una foto in bianco e nero, dove il nero è nero nero e il bianco non c’è.
Nessuna meraviglia artistica per i turisti a Berlino. La sua bellezza stava nelle piccole cose, in quella identità che le circostanze e la violenza della storia l’hanno obbligata a costruirsi. E tra tanti modi possibili di essere, ha scelto di essere una città libera. A causa del muro. Nonostante il Muro.
Anticonformista creativa semplice dissacrante. Intrappolata. Eppure libera.

Mi incantavano i locali con le gigantesche foto di Helmut Newton. Mi incantava una ragazza sola seduta al tavolo di un bar davanti a un libro e una fetta di torta. Mi incantavano le case occupate. i incantavano i murales che coprivano le facciate delle case fino al tetto. Mi incantavano gli zoccoli ai piedi nonostante la neve. Mi incantavano gli asili coloratissimi, al livello della strada, grandi giusto una stanzetta. Mi incantavano le piante enormi nelle case, in una città dove l’inverno non finisce mai, eppure rigogliose. Mi incantavano quelle strane cose che non capivo se erano negozi gallerie d’arte o appartamenti e che forse erano tutto questo. E mi incantava quella atmosfera che non saprò mai descrivere
Tornare a Berlino venti anni dopo è stato uno shock. Qualunque città che non sia Milano, in 20 anni cambia. Ma Berlino non è cambiata, è una città nuova. Rasi al suolo gli edifici ingombranti, riempiti gli spazi vuoti, Berlino Ovest si è mangiata l’Est. Ho avuto dei  dubbi sulla caduta del Muro, poi ho preso una posizione: in ogni caso era giusto che il Muro cadesse.

Potsdamer Platz era una grande piazza vuota, oggi riempita da 3 grattacieli, dallo spettacolare Sony Center, da artistici pezzi di Muro e da un sacco di gente che va e che viene, mangia beve e scatta foto. Il Palazzo della Cancelleria è 8 volte più grande della Casa Bianca. Ovunque edifici enormi e cantieri aperti. Un gigantismo sconcertante.
Il consumismo che aleggia su  Ku-damm supera quello di qualunque strada commerciale di una qualsiasi città europea e il Check Point Charlie è una specie di Luna Park dove puoi fare una foto con 2 uomini, uno vestito da soldato americano l’altro da soldato dell’Armata Rossa, e il cartello con scritto ‘1 foto 1 euro’, a chiarire che i due soldati sono finti e forse sono 2 turchi o 2 polacchi o 2 napoletani.
Battelli e autobus affollati di turisti attraversano la città. Negozi pieni di souvenir dove imperversa Ampelmann (l’omino del semaforo), piccola rivincita dell’Est, una della poche cose salvate nell’Unificazione. Mi è sembrato di vedere troppo di tutto. E tutto mi è sembrato troppo grande. ‘Perché i Tedeschi vogliono tornare a comandare il mondo’, mi ha detto un anziano ex-deportato che stava ripercorrendo il viaggio drammatico fatto durante la guerra. Ho avuto un brivido. Non si sa mai . Però so che non è così…
Berlino è una città intelligente, non nasconde le sue vergogne e quelle del genero umano. Per capirlo basta guardare per terra.
Un tracciato di cubetti di porfido ricorda il percorso del Muro. Delle placche in ottone davanti alle case ricordano, con nome e cognome, le persone prelevate dalla Gestapo, destinazione lager. Berlino ogni giorno, in ogni momento, ricorda ai passanti la sua Storia. E’ questo che la fa grande.

Peccato che i Berlinesi non abbiano fatto scuola. Mentre celebriamo 20 anni dalla caduta del Muro, nel mondo si continuano a costruire nuovi spietati muri


Berlin' Story (1961-1989)
postato da: masuria alle ore novembre 09, 2009 01:12 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: other world possible
mercoledì, 04 novembre 2009

Pace

postato da: masuria alle ore novembre 04, 2009 11:17 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: amore
domenica, 25 ottobre 2009

La misura

Potere successo celebrità danaro mogli figli e chissà quante altre cose, che non riesco nemmeno a immaginare, non bastano, no. Ci vuole la minorenne o il sesso esotico.
Gli uomini non ne hanno mai abbastanza.

postato da: masuria alle ore ottobre 25, 2009 22:35 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: uomini
giovedì, 22 ottobre 2009

Travaso e vaso

Faccia di Becchino era un dirigente dell’azienda in cui lavoravo. Un capolavoro di uomo, come lascia intuire il suo nome.
Una volta, parlando di mezzi di trasporto per raggiungere l’ufficio, con fare molto ma molto scocciato, mi ha domandato “Insomma, se non vuoi l’inquinamento perché non vai a vivere da un’altra parte?”. Un capolavoro di domanda. Me lo sono immaginato mentre guida il suo SUV e la nuvola dei gas di scarico della sua marmitta che viaggia con lui, sul tetto dell’auto. Comico.
Non ho ancora risposto alla sua domanda. La vendetta è un piatto che va servito freddo.

Ho organizzato il mio balconcino in versione estiva e versione invernale. In estate geranei e papaveri della California, in inverno ciclamini e crochi. Il sistema di scambio stagionale è collaudato e funziona bene perché non richiede una grande cultura botanica. Basta sapere la differenza tra caldo e freddo e luce e ombra, e con un po’ di acqua, piovana o del rubinetto, l’opera è completa. In poche mosse il balconcino si punteggia di colori allegri.
Qualche giorno fa ho ripetuto il rituale mettendo a riposo le piantine estive, ciclamini e crochi hanno preso il loro posto. Nel vaso dei crochi c’erano già delle minuscole foglie. Mi è sembrato prematuro, ma si sa, non ci sono più le stagioni di una volta. Poi guardando meglio ho visto che erano foglie di ciclamino. Davvero strano. Il ciclamino si riproduce per bulbi e non attraverso i semi portati dal vento e dalle cacchine degli uccelli. Non so come sia potuto avvenire questo tra-vaso ma tanté, è avvenuto. Simpatico inatteso scompiglio
 
Questo per spiegare a Faccia di Becchino che in natura tutto si muove e fluttua. E non siamo noi umani a decidere come.

postato da: masuria alle ore ottobre 22, 2009 23:01 | link | commenti | commenti
categorie: gaia, le stagioni di una volta
mercoledì, 21 ottobre 2009

10.000 visite

tante o poche ,,, grazie a tutti !

postato da: masuria alle ore ottobre 21, 2009 15:13 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: io
domenica, 18 ottobre 2009

Io come sono fatta

Che mi piace guardare una foto. E sorridere. 

postato da: masuria alle ore ottobre 18, 2009 19:18 | link | commenti | commenti
categorie: io
domenica, 18 ottobre 2009

Compleanno [terza parte]

Non c’è più la foto. E’ cambiato il template, e sono sparite anche piccole cose che rimetterò appena scoprirò come si fa.
Ed è cambiato il nome del blog, che si chiamava Il Blog di Fabyd’ una tautologia, come chiamare cane il proprio cane o gatto il proprio gatto e via banalizzando. L’ho rinominato (in questo blog non-credente non ci sono battesimi né ri-battesimi) Bokeh, un nome più adatto a me e al mio foglio bianco. E’ una parola inventata quindi ognuno la può pronunciare come gli pare. E’ una di quelle tante parole che compongono il linguaggio fotografico. Consiste nella scelta della messa fuoco e dello sfuocato. Ovvero, quello che si vuole evidenziare o sfumare nell’inquadratura. Si può scegliere di scattare una foto senza Bohek e allora tutti particolari saranno ben visibili o di mettere a fuoco uno o più dettagli su cui l’occhio di chi guarda si deve soffermare e sfumare il resto. Ne consegue un messaggio. Non c’è un Bokeh giusto o sbagliato. Non ci sono condizioni in cui è obbligatorio il Bokeh e a altre in cui è vietato. E’ una libera scelta di chi racconta, pardon, di chi scatta la foto. In questo caso io. [terza e ultima parte]

postato da: masuria alle ore ottobre 18, 2009 02:05 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: io
giovedì, 08 ottobre 2009

Compleanno [parte seconda]

Dicevo che ho inaugurato il blog scrivendo di Rom. Tuttavia la mia intenzione non era di parlare solo di quello, pensavo di scrivere pensieri e parole opera del mio ingegno, non risposte a qualcosa o qualcuno. L’ho fatto poco, molto poco. Le brutture che si sono succedute in questi due anni nel nostro povero Paesello mi hanno portato a parlarne, per rabbia, con rabbia, e mi hanno portato fuori da me (e di me). E’ questa una delle tante cose che non perdono a chi, da anni, sta picconando il nostro povero Paesello. Insulti e attacchi alla parte migliore della nostra società, che sia Rita Levi Montalcini o la nostra Costituzione o una precaria o una sentenza. Un linguaggio volgare, parole odiose ripetute all’infinito contro quanto di buono e bello i nostri padri fondatori hanno costruito per noi. Attacchi che richiedono prese di posizione e proteste continue, la necessità di tenere l’attenzione puntata su altro da me. Certo il Paesello è anche mio ma, da cittadina che fa  il suo dovere, pago perché altri se ne occupino in vece mia. Non basta non è bastato e chissà fino quando non basterà. Mentre io, tra scrivere nel mio blog il nome di Gasparri e il mio, preferirei scrivere il mio. [parte seconda-continua]   

postato da: masuria alle ore ottobre 08, 2009 00:03 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: io
sabato, 03 ottobre 2009

Compleanno [parte prima]

Fa 2 anni precisi che ho scritto il mio primo post: scrivevo in difesa dei Rom. Era un periodo terribile per loro, campi bruciati e persecuzioni, un vero e proprio odio razziale. Pensavo che col dialogo e il ragionamento si potesse trovare una decorosa forma di convivenza. Per questo avevo scelto come immagine del mio blog il ponte di Mostar. Era una foto notturna che pensavo di sostituire con una foto scattata di giorno, luminosa, quando i tempi sarebbero stati migliori.
Sono passati 2 anni, l’odio razziale è stato legittimato da leggi razziali, contro tutti i non italiani. Leggi che rinnegano diritti normali come il diritto di emigrare (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) il diritto all’asilo per chi fugge da guerre e persecuzioni  (Convenzioni di Ginevra) o, senza stare a scomodare prestigiose Leggi Internazionali, leggi che negano l’accoglienza per chi è in difficoltà. Un attacco feroce a una parte della grande famiglia umana, e al mio ponte. E chi colpisce una parte  della grande famiglia umana, la colpisce tutta. E il ponte l’ho tolto. Fine del dialogo.
[parte prima-continua]

postato da: masuria alle ore ottobre 03, 2009 15:25 | link | commenti | commenti
categorie: io
venerdì, 02 ottobre 2009

Par conditio

Il Presidente del Consiglio è gentilmente atteso a Messina dagli alluvionati.

postato da: masuria alle ore ottobre 02, 2009 15:37 | link | commenti | commenti
categorie: venditori di saponette
venerdì, 25 settembre 2009

Fare la fila per tre, risponder sempre di SI

Ricordo molte cose del mio primo giorno di scuola, le sensazioni, il vestito della mamma, la prima sgridata e la prima parola che ho scritto. La maestra l'ha scritta sulla lavagna e noi bambini l'abbiamo copiata. CASA. L'ho anche disegnata, una bella casetta verde col tetto rosso. Una parola semplice, familiare, una cosa che tutti noi bambini avevamo, la casa. Forse il messaggio che la maestra voleva mandarci era di sentirci a scuola come a casa. In ogni caso una parola elementare, come la scuola che incominciavo, come la vita di un bambino. La ESSE che non riuscivo a centrare nel quadretto fu forse presagio di una pessima carriera scolatica.

Qualche giorno fa Davide è andato a scuola per la prima volta. La maestra ha scritto una frase sulla lavagna e i bambini l'hanno copiata. IO SONO FELICE. Bella frase. Se vera, se presagio di un futuro radioso. Tuttavia poco elementare, non tanto per la lunghezza ma per il suo contenuto emotivo. Posto che un bambino conosca il significato della parola FELICE, che non è una cosa tangibile ma una condizione dello spirito, immagino la fatica di scriverlo se non ti appartiene, altro che infilare una ESSE in un quadratino! Rimane il mistero sul messaggio che la maestra voleva mandare ai suoi allievi.

Dicono che se si ripete una cosa, poi diventa vera. E' superstizione, non pedagogia. 

postato da: masuria alle ore settembre 25, 2009 14:03 | link | commenti | commenti
categorie: bambini, dubbi, venditori di saponette
sabato, 19 settembre 2009

Dargli retta o dargli ...

Se il Ministro (si fa per dire) Brunetta fosse una donna, si direbbe "è isterica, ha bisogno di un uomo"

Essendo il Tarantini stato arrestato, possono andare bene anche dei sedativi. 

postato da: masuria alle ore settembre 19, 2009 20:55 | link | commenti | commenti
categorie: italiani, volgaritĂ 
domenica, 13 settembre 2009

Social Network

Siccome io sono una tua amica (o conoscente o qualcosa di simile) tu mi metti tra i tuoi contatti. Siccome sei un amico, ricambio e ti inserisco tra i miei contatti (amici). Poi guardi chi sono i miei contatti (amici) e scopri che ho un contatto (amico) che odi. E mi cancelli dai tuoi contatti. 

Così si socializza su FaceBook. 

postato da: masuria alle ore settembre 13, 2009 19:23 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: amici, dubbi
venerdì, 04 settembre 2009

Not in my name

Spengo. Urlo. Microfono. Uno. Io. Donne. Donne. Escort. Prostituta. Giornalista. Ti sparo. Dittatura. Vicino. Europa. Lontano. Geografia. Geometria. Quadrato. Capo. Kapò. Zitti. Domande. Dieci. Unità. Italia. Repubblica. Diritto. Ricatto. Padrone. Silenzio. Parlo. Pago. Cito. Potente. Impotente. Zitto. Frocio. Giornalista. Ti sparo. Inchinati. Striscia. Denuncio. Miliardi. Silenzio. Io. Verità. Oscurità. Zitto. Zitti. Io. Solo io. Sicario. Giornale. Tv.

Per amore del Paese

postato da: masuria alle ore settembre 04, 2009 13:46 | link | commenti | commenti
categorie: italiani, venditori di saponette

Chi sono

Utente: masuria
Nome: Fabiola
Ho la sensazione di essere un personaggio vago, un pò evanescente, mal situato. Vedremo. (A.Giacometti)

Partecipano

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