Bokeh

di Fabyd
lunedì, 29 ottobre 2007

il Signore dei Miracoli

Nella comunità Latina residente in Italia ci sono molti devoti al Senor de Los Milagros che viene celebrato verso la fine di ottobre, in Perù come a Milano.

Le celebrazioni seguono un percorso fatto di preghiere, incontri ecumenici, una messa e la processione, l’ultima domenica del mese.

L’anno scorso la messa è stata celebrata addirittura nel Duomo alla presenza del Cardinale.

Però non è che si può sempre dare il Duomo a una comunità straniera, quindi quest’anno la messa si celebra all’esterno (all’interno non c’è spazio per tutti) della chiesa di Santo Stefano, in quota alla comunità Latina. Nel Duomo, di nuovo, tra due anni.

Rimane il sogno nel cassetto che a tutte le comunità straniere residenti nel nostro paese venga concessa la stessa libertà di praticare serenamente la propria religione.

Aspettiamo il miracolo.

 

                                   

preparativi della processione

postato da: masuria alle ore ottobre 29, 2007 19:17 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: cronache milanesi, vita migrante
martedì, 23 ottobre 2007

LETTERA

"Ma petite maman chérie,
mon tout petit frère adoré,
mon petit papa aimé,
Je vais mourir ! Ce que je vous demande, toi, en particulier ma petite maman, c'est d'être courageuse. Je le suis et je veux l'être autant que ceux qui sont passés avant moi. Certes, j'aurais voulu vivre. Mais ce que je souhaite de tout mon cœur, c'est que ma mort serve à quelque chose. Je n'ai pas eu le temps d'embrasser Jean. J'ai embrassé mes deux frères Roger et Rino. Quant au véritable je ne peux le faire hélas !
J'espère que toutes mes affaires te seront renvoyées elles pourront servir à Serge, qui, je l'escompte, sera fier de les porter un jour. A toi petit papa, si je t'ai fait ainsi qu'à ma petite maman, bien des peines, je te salue une dernière fois. Sache que j'ai fait de mon mieux pour suivre la voie que tu m'as tracée.
Un dernier adieu à tous mes amis, à mon frère que j'aime beaucoup. Qu'il étudie bien pour être plus tard un homme.
17 ans et demi, ma vie a été courte, je n'ai aucun regret, si ce n'est de vous quitter tous. Je vais mourir avec Tintin, Michels. Maman, ce que je te demande, ce que je veux que tu me promettes, c'est d'être courageuse et de surmonter ta peine.
Je ne peux pas en mettre davantage. Je vous quitte tous, toutes, toi maman, Serge, papa, je vous embrasse de tout mon cœur d'enfant. Courage !
Votre Guy qui vous aime"

Guy Môquet, 17 anni, comunista

postato da: masuria alle ore ottobre 23, 2007 14:08 | link | commenti (6) | commenti (6)
categorie: amore, bambini, memoria
sabato, 20 ottobre 2007

il dizionario Kinder

C’è una novità nel mondo della migrazione che non riguarda il problema “stranieri=delinquenti” bensì l’occasione “stranieri=spremiamoli come limoni”. Il panorama è questo: 1) gli emigrati guadagnano dei soldi. 2) gli emigrati mangiano. 3) gli emigrati fanno i bambini. 4) gli emigrati spesso non parlano l’italiano. E la novità dov’è ? Non c’e’. O meglio, non tutti la vedono. Sommando i 4 elementi la vede il consulente di marketing che passa l’informazione al signor Ferrero (produttore di Duplo, Kinder, Tronky, ecc.) che la passa all’agenzia di pubblicità che ingaggia i traduttori.

E il target è catturato.

 

Gli emigrati possono continuare a non conoscere l’italiano e il signor Ferrero può dormire il sonno dei giusti: lui, gli stranieri, li ha integrati.

postato da: masuria alle ore ottobre 20, 2007 14:14 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: bambini, pubblicitĂ , vita migrante
domenica, 14 ottobre 2007

c'è privacy e praivasi

Domenica 14 ottobre 2007, elezioni primarie per l’elezione del segretario del Partito Democratico. Un’occasione ghiotta per chi, come me, ama fotografare tutto quello che si muove.
Nei seggi, la situazione è ovunque più o meno la stessa. Ressa e gente con le schede in mano che per votare si appoggia ovunque, alla parete sul tavolino , qualunque  posto va bene. La “cabina elettorale” non è considerata obbligatoria. E la scheda è sempre ben spalancata, pare che a nessuno gliene importi niente di mostrare quello che vota. Ma qualche elettore, quando percepisce il flash della mia macchina fotografica, si volta (si, perché fotografo di spalle, non i visi) e mi dice “niente foto! c’è la privacy!”.

postato da: masuria alle ore ottobre 14, 2007 20:59 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: italiani
sabato, 13 ottobre 2007

sempre piĂą IGNOBEL

Non so da quale tombino sia uscito il signor Francesco Storace, certo è che i suoi genitori potevano impegnarsi di più per fare di lui un umano. Il signor Francesco Storace dice cose disgustose. Tuttavia non gli cucirei la bocca né gli darei l’olio di ricino né lo prenderei a manganellate, questo lo farebbe lui con me. Io lo porterei per due/tre settimane a vivere in un campo profughi nel Darfur. Se sopravvive, gli farei  risalire il Corno d’Africa nel cassone di un camion, sul tetto di un autobus, a piedi, a dorso di mulo, col caldo torrido del giorno e il freddo gelido della notte. Se raggiunge vivo le coste della Libia lo chiuderei in una stanza con 14 persone per uno/due/tre mesi ad aspettare “il momento giusto” per partire. Se sopravvive lo metterei su una barca per 15 persone insieme ad altre 119 persone e 5 litri d’acqua da dividere tra tutti. Se non muore di sete di fame o di freddo, se la barca non si ribalta per il peso o una tempesta non la travolge, se lo scafista non lo butta in mare, se le cannonate di Bossi non lo colpiscono, se dopo nove giorni di navigazione un’onda benevola invece di mandarlo a sfracellarsi sugli scogli di Lampedusa lo catapulta sulla spiaggia della Terra Promessa, io sarò lì ad aspettarlo. Per consegnargli il secondo premio IGNOBEL.

postato da: masuria alle ore ottobre 13, 2007 23:06 | link | commenti | commenti
categorie: volgaritĂ , ignobel
venerdì, 12 ottobre 2007

IGNOBEL

Non ha fatto fatica a conquistare il premio IGNOBEL, il signor Francesco Storace che, con uno stile sintomatico della sua formazione culturale e politica, si è offerto di recapitare personalmente un paio di stampelle alla Signora Rita Levi Montalcini, premio Nobel.

postato da: masuria alle ore ottobre 12, 2007 12:43 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: volgaritĂ , ignobel
domenica, 07 ottobre 2007

9 ottobre 1967

Una mattina mentre andavo a scuola mi sono accorta che la città era tappezzata di manifesti in bianco e nero con la foto di un uomo scarmigliato, barba lunga e fucile a tracolla. Sembrava “un brigante”. Una bambina oggi direbbe “un terrorista”. Era un’immagine che mi faceva paura, per non parlare della frase scritta che suonava come una minaccia. Tornata da scuola credo di averne parlato con i miei genitori, credo che loro mi abbiano tranquillizzata, forse hanno anche riso del mio timore. Non ricordo bene cosa mi abbiano detto, nel frattempo sono passati 40 anni.

Solo quando sono diventata grande ho capito cosa volesse dire veramente la frase sui manifesti:'IL CHE E’ VIVO'.

postato da: masuria alle ore ottobre 07, 2007 22:36 | link | commenti | commenti
categorie: memoria, io
sabato, 06 ottobre 2007

le purghe di Beppe

Scrive, nel suo blog, il Purificatore d’Italia:
“Un Paese non può vivere al di sopra dei propri mezzi. Un Paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia. L'obiezione di Valium è sempre la stessa: la Romania è in Europa. Ma cosa vuol dire Europa? Migrazioni selvagge di persone senza lavoro da un Paese all'altro? Senza la conoscenza della lingua, senza possibilità di accoglienza? Ricevo ogni giorno centinaia di lettere sui rom.
E' un vulcano, una bomba a tempo. Va disinnescata. Si poteva fare una moratoria per la Romania, è stata applicata in altri Paesi europei. Si poteva fare un serio controllo degli ingressi. Ma non è stato fatto nulla.Un governo che non garantisce la sicurezza dei suoi cittadini a cosa serve, cosa governa? Chi paga per questa insicurezza sono i più deboli, gli anziani, chi vive nelle periferie, nelle case popolari.Una volta i confini della Patria erano sacri, i politici li hanno sconsacrati.” 
Il grassetto è suo. Valium è Romano Prodi.
E’ scritto nella Dichiarazione Universale di Diritti dell’Uomo:
Articolo 7 ”Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.”
Articolo 13 “1.Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2.Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese. “
Potrei scrivere un “Vaffan…”  a Beppe Grillo ma non mi piace il suo stile e non lo voglio usare né con lui né contro di lui. La sua  riflessione, o qualcosa di simile, me l’ aspettavo, così come probabilmente se l’aspettava il suo pubblico, per questo suppongo l’abbia ben ragionata e non ribatto se non ricordandogli che esistono anche i “diritti umani”. Poca cosa. Adesso il Beppe Grillo recupererà  un po’ di consenso anche dalla classe politica italiana e potrà infilarsi più o meno in qualsiasi partito, a  meno che voglia fondare il Vaffan..Party ispirato al Roma Ladrona Party.

E con questo cala il sipario su Beppe Grillo nel blog di Fabyd.

postato da: masuria alle ore ottobre 06, 2007 14:20 | link | commenti | commenti
categorie: volgaritĂ , vita migrante, smemorati, il lupo nero
venerdì, 05 ottobre 2007

Svizzera nemica

Non ricordo quando sono stata in Svizzera, né dove sono stata, né perché. In ogni caso non credo che tornerò. La Svizzera è un paese eclettico, sai come entri e non sai come esci. Il governo svizzero ha approvato una legge che consente alla polizia di usare Taser (pistole elettriche paralizzanti), cani e manette ai piedi (piedette ? catene?) per espellere i ‘clandestini’. Se li tengano i loro prati verdi, le mucche, le banche, il cioccolato e pure gli orologi. Si costruiscano pure un bel muro per proteggersi dai clandestini, lascino solo un varco per venire a buttare la loro mondezza in Italia. Un bel muro alto alto, così siamo sicuri di non vederli più.

  

postato da: masuria alle ore ottobre 05, 2007 09:47 | link | commenti (11) | commenti (11)
categorie: pubblicitĂ , volgaritĂ , ignobel, vita migrante
venerdì, 05 ottobre 2007

Polonia amica

Da quando la cortina che separava l’Europa Occidentale e quella Orientale non c’è più, noi dell’Europa che va veloce possiamo scavalcare le macerie del muro per aprire nuovi mercati, delocalizzare le fabbriche o fare turismo nell’Europa che va piano. L’ultimo dei tre casi è il mio. Quest’ anno destinazione Polonia. Al ritorno la domanda che mi è stata fatta più frequentemente è:”come sono i Polacchi? tristi?”. La risposta alla prima, che si porta dietro anche la seconda, è: “i Polacchi sono tristi quando hanno motivo per esserlo, sono allegri quando hanno motivi per esserlo”. Non è l’unica cosa che ho scoperto in Polonia.
A Varsavia percorrendo viale Generale Andersa mi è caduto l’occhio su un masso bianco seminascosto dagli alberi di un parchetto sull’altro l’alto della strada , riuscivo a leggere solo la parola “Cassino”. Destino dei destini, poco distante, sul muro di fianco a me, vedo una targa di vetro con la foto del Gen. Wladyslaw Anders e una lunga descrizione in polacco che leggo fino alla fine capendo giusto l’ultima parola: Montecassino. Qui c’è sotto qualcosa! La cara Iwona mi spiega che i soldati polacchi hanno combattuto a Montecassino, strappando il monastero ai nazisti asserragliati all’interno. I 1052 caduti nella battaglia ora riposano nel cimitero polacco, lì vicino. Tra loro il Gen.Anders che li guidò e morì qualche anno dopo la fine della guerra. C’ è un altro cimitero polacco, nei pressi del fiume Savena alla periferia di Bologna, per i caduti durante l’offensiva che ha portato alla liberazione della città. Insomma, prima di infierire contro l’”idraulico polacco” che “ci ruba il lavoro” dovremmo saldare il debito d’onore.
Ho scoperto Gdansk (Danzica) e il suo anelito alla libertà. Non solo Solidarnosc, una storia molto più lunga e più antica e poi la Corte di Artù. Uno splendido edificio del XV secolo cuore della vita mondana e commerciale della città, un luogo dove i cittadini si incontravano per parlare, scambiarsi le idee liberamente, reale forum delle diversità in una città in cui ne convivevano tante. Il nome è ispirato, non è un mistero, ai Cavalieri della Tavola Rotonda considerati simbolo di armonia e di uguaglianza.
Ho scoperto che la Polonia ha consegnato all’Europa la prima (bellissima) Costituzione, nel 1791, ancora prima dei francesi (tié), forse per difenderla hanno rifiutato quella Europea? Non credo.
L’ultima scoperta che ho fatto è che i Polacchi ci vogliono proprio bene e ricordano il suolo italiano nel loro inno nazionale scritto a Parma nel 1797. Con una volontà sorprendente i polacchi hanno ricostruito mattone su mattone le loro splendide città distrutte nella Seconda Guerra Mondiale. Una specie di canto del cigno.
Al momento la Polonia sembra aver preso le distanze dal suo passato ecumenico e libertario ma, dopo due occupazioni, entrambe devastanti, la ricostruzione penso che sia una strada in salita. Così è, nell’ Europa che va piano.

p.s. I Polacchi sono spiritosi , la palma nella foto è di plastica.

postato da: masuria alle ore ottobre 05, 2007 09:11 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: amici, dolcezze, io , oltre la siepe
mercoledì, 03 ottobre 2007

una storia vera

Prima di lasciarci Angelo Dell’Orto, detto Romulett, mi ha raccontato questa storia:
“Dalle parti di Viale Sarca, non lontano dalla Villa Torretta, c’era un accampamento di zingari. Gli uomini lavoravano il rame, producevano utensili da cucina per le donne, attrezzi da lavoro per gli uomini e pentole, pignatte, recipienti di ogni tipo, prodotti molto ricercati per la qualità della loro fattezza. Il rame, modellato col fuoco, aveva bisogno dell’acqua per essere raffreddato. Nell’accampamento l’acqua non c’era, così gli zingari chiamavano i bambini che vivevano nella Villa Torretta, mettevano sulle loro spalle delle piccole taniche di ferro con delle bretelle tipo zainetto, i bambini le riportavano piene d’acqua e ricevevano in cambio qualche centesimo che per Romulett e i suoi amichetti erano una vera ricchezza. La sera, dopo una giornata di lavoro, gli zingari, con i loro strumenti musicali, si trasferivano nel cortile della Torretta dove ballavano e suonavano fino a notte, mentre la gente della Torretta, in cerchio intorno a loro,  li guardava incantata”.
Tanta acqua è passata sotto i ponti. I bambini sono cresciuti, invecchiati e molto non ci sono più. La Villa Torretta è stata ristrutturata, gli affreschi restaurati, i muri esterni ridipinti di un colore giallo pallido (“il colore del frumento che si coltivava intorno” mi ha spiegato un anziano) e oggi è un hotel con molte stelle, sale congressi e un bel giardino.
E gli zingari? Si chiamavano Caldarari gli zingari che lavoravano il rame. E Aurari quelli che lavoravano l’oro, i Rudari lavoravano il legno, i Laudari erano musicisti. Portavano il nome della loro arte. Oggi si chiamano “i rom”. La modernizzazione ha distrutto i loro mestieri, la cultura diffusa non ne riconosce i codici e lo stile di vita. Oggi “i rom” sono il gatto nero portatore di sciagure, il capro espiatorio di ogni paura individuale o collettiva. Oggi sono il lupo cattivo cui non si può dare dimora, con cui non si condivide l’acqua, il corpo estraneo da cancellare, se necessario, col fuoco.
La persecuzione, ragionata e irragionevole, contro questo popolo indifeso rievoca la persecuzione contro un altro popolo finita tragicamente. Eppure, dopo lo sterminio di quel popolo, tutti dicevano “mai più”. Dopo.

postato da: masuria alle ore ottobre 03, 2007 18:41 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: memoria, io , vita migrante, smemorati, il lupo nero

Chi sono

Utente: masuria
Nome: Fabiola
Ho la sensazione di essere un personaggio vago, un pò evanescente, mal situato. Vedremo. (A.Giacometti)

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